AssociazioneOlisticaSicomoro

Just another Associazionidifranciacorta.org weblog

YOGA

378089643_4b984cacd3.jpg

Gli “otto passi” dello Yoga.

 Lo Yoga è  una delle sei darsena, ovvero uno dei sentieri che, presso la religione induista, portano all’unione con Dio ; di solito in Occidente  si pratica lo Data Yoga che è una forma di Yoga basato su una serie di esercizi psicofisici di origini antichissime, originati nelle scuole iniziatiche dell’India e del TibetE puo’ essere praticata anche dai cristiani come una ginnastica. 

Dalla radice sanscrita yuj che significa “unione” o “vincolo”, Yoga indica l’insieme delle tecniche che consentono il congiungimento del corpo, della mente e dell’anima con Dio (o Paramatma). Colui che segue e pratica il cammino dello Yoga è chiamato yogi o yogin (le donne sono dette yogini).

La diffusione di pratiche “Yoga” in occidente, è  avvenuta tra il diciannovesimo e ventunesimo secolo, come la meditazione (dhyana), gli esercizi di controllo del respiro (pranayama) o le asana (le celebri “posizioni” con cui lo Yoga viene comunemente identificato ,  e ha tralasciato quasi sempre gli altri livelli, ed in particolare i primi due iniziali fondamentali dal punto di vista della religione Induista . Ciò è dovuto al fatto che nella societ occidentale il rapporto con lo Yoga non è mai stato relazionato alla parte Spirituale (in particolare quindi all’unione dell’anima con Ishvara, il Signore), ma è sempre stato inteso come una disciplina che mira al riequilibrio psicofisico dell’uomo ed al raggiungimento di uno stato di “ben-essere“. 

Gli otto stadi dello Yoga  

La prima grande opera indiana che descrive e sistema le tecniche dello Yoga è lo Yoga Sutra (Aforismi sullo Yoga), redatto da Patanjali, che raccoglie 185 aforismi.Patanjali indica al praticante 8 stadi (o arti) dello Yoga, cioè  gli otto passi che conducono all’unione con il Paramatma.

Yama :

sono  i “comandamenti morali universali”, o astensioni. Sono i cinque “freni” su cui si fonda l’etica dello Yoga

     Ahimsa:   non violenza , astensione dall’infliggere a qualsiasi essere vivente qualunque tipo di male, sia esso fisico, psicologico, ecc.; 

   Aparigraha: distacco, non-attaccamento, astensione dalla bramosia del possedere; 

  Asteya: onestà, astensione dalla cupidigia, liberazione dall’avidità;            

Brahmacharya: castità (intesa soprattutto come purezza morale e sentimentale);    

  Sathya: verità, aderenza al vero, sincerità (soprattutto con sè stessi).

Niyama : sono le le regole dell’autopurificazione.

 Saucha: pulizia, salute fisica, purezza

Santosa: appagamento, felicit¨¤ della mente, l’accontentarsi; 

Tapas: ardore, fervore nel lavoro, desiderio ardente di evoluzione spirituale;     

 Svadhyaya: studio di sè  stessi, ricerca interiore;    

 Ishvara Pranidhana: abbandonarsi alla Divinità, la resa al Signore di tutte le nostre azioni.

Asana :

sono posizioni o posture utilizzate in alcune forme di yoga, in particolare nello Hatha Yoga. La funzione delle asana è  direttamente collegata alla fisiologia indiana, fondata sul sistema sottile.

Secondo tale sistema, attraverso l’assunzione di diverse posizioni del corpo, il praticante diviene in grado di purificare i canali energetici (Nadi), incanalare l’energia verso specifici punti del corpo ed ottenere così un notevole beneficio psico-fisico.

Le asana conosciute sono alcune migliaia; ciascuna di esse porta un nome derivato dalla natura (soprattutto animali), o dalla mitologia induista. 

Pranayama  : 

Il Pranayama (controllo del respiro) è  il quarto stadio dello Yoga, secondo lo Yogasutra di Patanjali. Insieme a Pratyahara (ritiro della mente dagli oggetti dei sensi), questi due stati dello Yoga sono conosciuti come le ricerche interiori (antaranga sadhana) ed insegnano come controllare la respirazione e la mente, quale mezzo per la liberare i sensi dalla schiavitù degli oggetti di desiderio. La parola Pranayama è  formata da Prana (fiato, respiro, vita, energia, forza) e da Ayama (lunghezza,controllo, espansione). Il suo significato è quindi di controllo ed estensione del respiro (energia vitale). 

Pratyahara :

Per Pratyahara si intende l’emancipazione della mente, il suo ritiro dagli oggetti dei sensi. La ritrazione dei sensi si ottiene distaccando l’attenzione dall’ambiente esterno dirigendola verso l’interno. Il canto di un mantra e la pratica NYM sono tecniche che portano allo stato Prathyahara. 

Dharana : Il termine Dharana indica la capacità di concentrazione, diventare tutt’uno con quello che si sta facendo, con un oggetto esterno o interno. Requisito indispensabile per i passi successivi.  

Dhyana :  E’ un termine sanscrito che letteralmente significa meditazione. Dalla traslitterazione della parola Dhy¨¡na nell’ambito delle Filosofie orientali derivano i termini Chan, in cinese e Zen, in giapponese. 

Samadhi : Per Samadhi si intende uno stato di coscienza superiore:  E ‘ l’unione con Paramatma (Dio), l’unione del meditante con l’oggetto meditato, l’unione dell’anima individuale con l’Anima universale. Si può individuare con uno stato d’essere equilibrato, raggiungimento del benessere totale, tramite un percorso che porta ad uno stato di profonda realizzazione.                                          

Le tecniche insegnate dallo Yoga si fondano sulla fisiologia indiana secondo la quale il corpo umano è  attraversato da canali energetici, le nadi, nei quali scorre il prana, l’energia universale. Le nadi sono oltre 40.000 (forse 72.000) ed irradiano tutto il corpo dell’energia dell’universo, i tre canali più importanti sono ida, pingala e sushuma che scorrono intorno alla spina dorsale incrociandosi in alcuni punti. 

*******************************************************************************

 Sentieri Logici : 

Il fine ultimo dei sentieri yogici è difatti l’unione del Sè individuale
con il Sè universale, o meglio il fine è la reale comprensione di
questa unione che di fatto…già c’è.

Il maestro Patanjali affermava: “Yoga chitta vritti nirodha”

 (Lo Yoga è neutralizzazione delle emozioni dell’ego)

difatti quando uno Yoghi pone del tutto fine
ad ogni genere di sentimento mosso dal proprio ego egli giunge alla
reale consapevolezza di essere (e di essere sempre stato) una sola
cosa con l’Assoluto. Per giungere a tale condizione esistono diversi
sentieri yogici, i principali li possiamo dividere in:

 Bhakti Yoga (lo Yoga della Devozione);

 Karma Yoga (lo Yoga dell’Azione) ;

Jnana Yoga (lo Yoga della Conoscenza);

Raja Yoga (lo Yoga Regale).

***Bhakti YogaLa Bhakti è molto importante, specialmente per l’uomo che vive in
questa attuale epoca. Con la pura Devozione possiamo riuscire giorno
per giorno a sottrarre all’ego un po’ delle nostre sensazioni per
farle confluire tutte verso il Divino rappresentato dall’oggetto
della nostra venerazione e del nostro Amore. Nel Bhakti Yoga non è
importante ciò che amiamo, ma come lo amiamo; non è importante in
quale forma vediamo Dio, ma come ci avviciniamo a Lui. La devozione
deve essere pura, totale, disinteressata, e sarà un magifico
strumento per sviluppare calma, equilibrio interiore e
concentrazione, per alimentare il nostro serbatoio energetico (Ojas)
e per prepararci pian piano alla rinuncia dell’ego, difatti la Bhakti
è un elemento molto utile in un cammino di ricerca interiore . Il
Bhakti Yoga non è “semplice idolatria” come qualcuno erroneamente
crede, il Bhakti Yoga è puro Amore, Amore che, proiettato verso
l’immagine divina, si trasforma poco a poco, giorno per giorno, in
Amore assoluto, totale ed incondizionato.
***Karma YogaAzione senza identificazione, azione disinteressata, azione con
distacco dal frutto dell’azione stessa, è questa l’essenza del Karma
Yoga. Chi pratica il Karma Yoga agisce, lavora, anche fisicamente ma
con consapevolezza, serenità e distacco. Tale cammino puo’ essere un
valido strumento per tenersi lontani da ogni forma di desiderio,
attaccamento e schiavitù dovuti all’ignoranza di “io” e “mio” (ego).
Chi pratica Karma Yoga aderisce senza attaccamento e senza
avversione, al proprio Dharma, non si identifica con le proprie
azioni nè le compie in vista dei frutti o dei risultati, egli agisce
con la mente rivolta solo al divino, “lavora in meditazione” . Il
Karma-Yoghi non penserà mai “io ho pulito il pavimento”, egli
piuttosto penserà “il pavimento è stato pulito”. Il Karma-Yoghi non
penserà mai “io ho falciato il prato”, egli penserà piuttosto “il
prato è stato falciato”. Pian piano giungerà a non identificarsi più
nè con le sue azioni, nè con il suo corpo, nè con la sua mente, per
lui esisterà soltanto l’Assoluto.

***

Jnana Yoga

Chi pratica Jnana Yoga cerca la Conoscenza, la Conoscenza
dell’Assoluto, della vera realtà. La Conoscenza giunge praticando la
discriminazione (Viveka), cercando il punto centrale della realtà in
ogni cosa, cercando la differenza tra ciò che è eterno e ciò che è
impermanente. La conoscenza giunge con il distacco (Vairagya), il
distacco dalle illusioni degli effimeri piaceri che creano
attaccamento, bramosia e quindi sofferenza. La Conoscenza giunge con
la calma (Sama) che pone un freno alle agitazioni mentali; con il
controllo degli organi sensoriali (Dama); con la rinuncia alle
attività che esulano dal proprio Dharma (Uparati); con l’equanimità
(Titikisha) la fermezza interiore dinnanzi a piacere e dolore; con la
fiducia negli insegnamenti dei maestri (Shradda) e con la perfetta
concentrazione (Samadhana).

***

Raja Yoga

Gli antichi rishi vedici conscevano molto bene l’immenso potere che
può avere il pensiero umano, difatti affermavano: “Chi semina un
pensiero raccoglie un’azione, chi semina un’azione raccoglie
un’abitudine, chi semina un’abitudine raccoglie un carattere, chi
semina un carattere raccoglie un destino”. Tutto parte dal pensiero,
tutto ciò che proviamo, tutto ciò che percepiamo, tutto ciò che
facciamo nella nostra vita di tutti i giorni, è dovuto alla nostra
condizione mentale. Il Raja Yoga va quindi a lavorare sul piano
mentale per purificarlo mediante un percorso che prevede determinate
tappe: regole comportamentali quali astinenze e autodisciplina (Yama
e Nyama); determinate posture fisiche (Asana); controllo della
respirazione (Pranayama); ritiro dai sensi (Pratayara);
concentrazione (Dharana); meditazione (Dhyana); ed infine l’Unione
(Samadhi).

La forma di Yoga più conosciuta in Occidente è l’Hata Yoga che in
realtà non è una scienza a sè, bensì una disciplina che è parte
integrante del Raja Yoga e prevede l’utilizzo di determinati esercizi
basati su Asana e Pranayama. Nonostante sia stato fortemente
banalizzato da molti occidentali ,si tratta in realtà di una disciplina molto importante, le cui origini risalgono alla notte dei tempi (vi sono ritrovamenti archeologici rinvenuti nella valle dell’Indo che rappresentano esseri umani in varie posizioni yogiche che risalgono ad oltre 5000 anni
fa). La pratica costante delle techiche dell’ Hata Yoga puo’ produrre
notevoli benefici in un individuo, donando stabilità emotiva, armonia
ed equilibrio tra i vari piani, quello fisico, quello mentale, quello
spirituale.


Bad Behavior has blocked 74 access attempts in the last 7 days.